Discussione
III.2.4 Discussione
La Comunicazione Mediata dal Computer costituisce una componente sempre più importante per molti programmi didattici realizzati a distanza e/o in rete, ed è considerata uno dei mezzi più idonei per stimolare la discussione all’interno del gruppo. Sta nel tempo assumendo sempre maggior importanza anche nell’istruzione superiore “tradizionale”: un numero crescente di docenti utilizza infatti tale “medium” a supporto delle forme classiche di interazione in aula.
È necessario accertare se effettivamente questi benefici siano reali. Le domande chiave, dal punto di vista della ricerca sulla comunicazione e rispetto alla valutazione della pratica didattica, sono quindi tre: in quale modo vengano utilizzate le risorse CMC (tenendo conto delle diversità di compiti e di sistemi esistenti), quali siano i suoi effetti, intesi sia come processi che come prodotti, e perché si manifestano. Per far ciò, è stato posto l’accento tanto sui procedimenti quanto sui risultati delle attività svolte. Questa è in parte una scelta pragmatica: la valutazione dei risultati da sola permette di sapere se una risorsa è utile ma, la conoscenza di come e perché tale risorsa diventi così utile, costituisce una base più potente per un ulteriore incremento della risorsa e una sua applicazione anche ad altri contesti.
Il nostro interesse di ricerca si è incentrato sui temi della comunicazione mediata dal computer ma gli obiettivi più immediati del nostro progetto sono stati quelli di valutare se questi nuovi strumenti per l’insegnamento e l’apprendimento siano efficaci dal punto di vista pratico; quindi se un’opportuna misurazione può portarci a predizioni sulla “qualità” del processo formativo.
L’impatto della CMC nell’istruzione universitaria è stato visto in termini sia conservatori che innovativi. Citera, per esempio, a proposito delle “teleconferenze” tra studenti sostiene che «non cambia nulla rispetto alle situazioni di apprendimento tradizionali: lo studente parla; il docente risponde, conferma, approva, rinforza» (1998, p.795). D’altra parte Riel (1993) sostiene che la CMC tende a stimolare la riformulazione del rapporto fra insegnamento e apprendimento. Il ruolo del docente slitta così da una posizione di controllo della trasmissione delle informazioni ad una in cui invece fornisce una guida intellettuale nell’ambito di un “dialogo stimolante all’interno di una comunità di discenti”.
Le osservazioni fatte avallano in larga misura la posizione di Riel. Lo “skywriting”, così come lo definisce Harnad (1990), ossia l’utilizzo della Comunicazione Mediata dal Computer, si è rivelato lo strumento che consente agli studenti di poter condividere con altri conoscenze e perplessità, realizzando quel fenomeno conosciuto come co-costruzione del ragionamento.
Ogni utente partecipa alle attività con diversi stili, proprie caratteristiche e modalità di lavoro. Abbiamo, quindi, cercato di delineare una scala di misura che potesse mettesse in ordine i diversi tipi di processi utilizzati dai soggetti nella gestione delle informazione nei messaggi inviati ai newsgroup, dal “superficiale” al “profondo”. L’ipotesi di fondo rispecchia una visione argomentativa della costruzione della conoscenza in cui le caratteristiche più “cognitive” (mettere in relazione, generalizzare) si alternano a fasi “psico-sociali” quali le operazioni di interazione, opposizione, problematizzazione. Alcuni dei soggetti che hanno partecipato al corso STRADA ritengono che la CMC abbia le potenzialità per trasformare l’istruzione: “I vantaggi sono enormi - sostengono - la comunicazione in rete dà infatti la possibilità di discutere gli argomenti a qualsiasi livello, permette ad ogni tipo di esperienza di confluire nel bagaglio di esperienze comuni. Le persone costituiscono una risorsa enorme di sapere e si ha quindi a disposizione un bagaglio maggiore di esperienze e informazioni, poiché non tutto è in questo modo focalizzato sul docente”.
I dati provenienti dai newsgroup, in totale 2101 messaggi inviati, sono stati raccolti e analizzati mettendo in evidenza la relazione che esiste tra il voto ottenuto dai soggetti nei tre compiti svolti e la partecipazione alle attività in rete. In particolare, è stata rilevata la partecipazione alle discussioni in rete, misurata attraverso la quantità e la qualità dei messaggi inviati dai soggetti in questione. È possibile quindi affermare che la varianza presente nella distribuzione dei voti ai compiti, si spiega per il 66,5% (nel campione di soggetti analizzati) con il tipo di comunicazione messa in atto durante le interazioni in rete; in misura minore con altre prestazioni dei soggetti in insegnamenti universitari (ad esempio la statistica) o con il curriculum accademico (cfr. Dai contesti di comunicazione mediata dal computer ai percorsi di net learning, tesi di laurea di Stefano Ruggieri, 2001)
Va inoltre considerato un altro dato, proveniente dalla correlazione molto alta che esiste tra il numero degli accessi al sistema telematico e il numero di accessi alla sezione dedicata ai newsgroup. Tale informazione ci permette di sostenere che la discussione in rete è stata sicuramente l’elemento centrale di tutto il sistema di Formazione in Rete. La forte caratterizzazione di questo sistema formativo ha spinto tutti i partecipanti almeno alla lettura dei messaggi inviati, rafforzando da un lato il senso di comunità e costituendo, dall’altro, un valido apporto allo studio della materia.
Dallo studio del caso STRADA è emerso come le caratteristiche del sistema e la sua differenza dalla comunicazione tipica in ambienti Face to Face, incidono direttamente sulla forma di comunicazione elettronica. Collegandoci al concetto di “affordance”, è possibile affermare che l’attività degli utenti è direttamente dettata dal sistema. All’impatto esercitato dal sistema stesso si sovrappongono fattori relativi ad una dimensione sociale che riflettono decisioni prese riguardo al compito assegnato, fattori relativi ai partecipanti e, soprattutto, fattori relativi alle “norme di comportamento”. Tali aspetti vanno legati a una caratteristica tipica nell’uso della CMC: nella fase iniziale le risorse vengono utilizzate da un numero limitato di partecipanti mentre il resto degli utenti assumono un ruolo di osservatori esterni. Questo modello riflette i processi di avvicinamento graduale alla risorsa e di “partecipazione periferica legittima”, cosi come vengono definiti da Lave e Wanger (1991), nei quali i partecipanti con una maggiore sicurezza di sé guidano gli altri alla familiarizzazione con la struttura delle attività. È naturale che i partecipanti riportino nella CMC norme che regolano altre forme di comunicazione del contesto sociale, McAtee et al. sottolineano infatti che «all’inizio gli studenti potrebbero essere sprovvisti di un modello di questa forma di comunicazione e cedere alla tentazione di adattarla alle forma conosciute (es. il tema scritto)» (McAteer, Tolmie, Duffy e Corbett, 1997, p.43). Questo è sicuramente quello che è accaduto nelle prime fasi del lavoro in STRADA.
Dal punto di vista della gestione di un ambiente misto presenza/distanza si può supporre che, così come il contesto didattico e di apprendimento nel quale si viene a collocare la risorsa di comunicazione influenza lo sviluppo delle attività, allo stesso modo anche la CMC può influire su altri contesti didattici con effetti che si ripercuotono a loro volta sugli scambi comunicativi. Ad esempio, una maggiore familiarità con gli scambi informali di idee tramite comunicazione mediata può facilitare le discussioni in classe e a sua volta determinare un utilizzo più intenso del CMC.
In conclusione, ricordando tutti gli ammonimenti fatti riguardo le caratteristiche metodologiche, l’analisi qualitativa è tanto più oggettiva quanto più le dimensioni che si utilizzano vengono operazionalizzate con indicatori che racchiudono correttamente l’oggetto di studio.
In questa fase della ricerca siamo consapevoli dei limiti in cui incorriamo nel tentativo di generalizzare i risultati a contesti e/o situazioni diverse da quelle che hanno generato questa analisi.
Sicuramente, però, studi di questo tipo restano patrimonio di progettisti, tutor, docenti che, attraverso valutazione e monitoraggio delle interazioni che avvengono nelle discussioni telematiche, sono in grado di assumere decisioni in itinere e circa la progettazione del corso stesso.
Chiudiamo questo lavoro con i commenti conclusivi di tre studenti alla fine del corso STRADA, mantenendo il doppio filo che ha legato l’esperienza STRADA a questa ricerca:
“Non posso fare a meno di inserirmi in questo scambio… Mi sento praticamente quasi chiamata in causa… Le vostre parole suonano come un richiamo fortissimo, al quale è difficile resistere… Coinvolgimento è la parola esatta, anche se forse è un po’ riduttiva… Io parlerei di un totale assorbimento, che ha fatto di quest’esperienza quanto di più gratificante ed untusiasmante si sia mai vissuto all’univerisità. E’ stata una sorta di escalation, fatta di momenti splendidi ed altri un po’ più scoraggianti.. Adesso mi trovo spesso a ripensare a tanti brevi istanti, a tante emozioni ed esperienze che si sono intrecciate, e sono diventate vita”
“Per grandi linee “Strada” non dovrebbe essere stato uno di quei grandi eventi che ti portano, in fase conclusiva, a fare dei bilanci. Questo per grandi linee appunto, perchè poi molto dipende dal modo in cui vivi la cosa e dipende anche dalle implicazioni e da ciò che accade parallelamente nella tua vita che, magari, pur non essendo strettamente connesso all’evento in sè, ad esso è in qualche modo legato. All’inizio era solo una sfilza di nomi, alcuni noti, altri sconosciuti; via via, nel tempo, alcuni sconosciuti lo sono stati sempre meno, mentre i rapporti che avevi con altri, si sono modificati, alterati, distrutti o, talvolta, rafforzati. Ma che c’è di diverso da ciò che è vita “normale”? Solo delle insolite modalità…”
“Siamo giunti quasi alla fine, ed io alla fine di ogni cosa tiro sempre le somme..anche questa volta! Strada per me è stato un flusso di continue emozioni,e più che mai mi sono sentita, nel mio piccolo, facente parte di questa comunità. In questi ultimi giorni le cose stanno cambiando, e anche le amicizie nate in questa comunità mi sembrano scivolare via, perderle di vista! Allora chiedo a lei prof. o ai tutor o a chiunque abbia voglia di rispondermi: cos’è stato strada? Un esperimento psicologico, un nuovo metodo, o cosa? Finzione o realtà? Sono molto giù… rispondete, vi prego! Tutto finisce… lo so… ma si sta chiudendo un capitolo al quale ho dedicato 4 mesi… e mi sta lasciando l’amaro in bocca…”