Comunicare in Rete

17 Gennaio 2007

L’epistemologia della “rete”

Archiviato in: Senza categoria — Fabio Ballor @ 17:30

I.1.2.1 L’epistemologia della “rete”

Il passaggio alla terza generazione della FaD non genera esclusivamente modificazioni di carattere tecnologico, non c’è solo la questione circa la profonda mutazione della funzione della comunicazione, che si trasforma «da mezzo a fine» (Scimeca, 1996). C’è più in radice il problema di cosa diventa il singolo mentre apprende a vivere entro una società globale. Se la comunicazione è innanzi tutto scambio di informazioni, collegamento, sapere condiviso, essa crea una conoscenza diffusa che lentamente trasforma il modo di pensare e di essere di ciascuno di noi, entro la società dell’informazione.

Attraverso la rete di computer, che chiamiamo “Internet”, si è coinvolti in un tipo di linguaggio che da «collettivo», si fa «connettivo» (Margiotta, 1997), che ci permette la realizzazione di qualcosa di assolutamente nuovo e straordinario: la possibilità di far lavorare insieme più di un’intelligenza allo stesso tempo.

In tal senso la rete è innanzi tutto «pensiero produttivo», così come lo intendeva Wertheimer (1959), il quale sosteneva che la capacità più alta del pensiero è costituita dalle esplorazioni in quella «terra ignota», rappresentata dal pensiero quando crea, quando formulando ipotesi fa dei passi avanti, quando risolve in maniera soddisfacente situazioni problematiche.

In tale contesto, Margiotta (1997), definisce «multialfabeta» l’ “elaboratore di mappe mentali”. Al pari di un poliglotta il multialfabeta è colui che utilizza linguaggi diversi per comunicare, ovvero per creare continuamente nuove mappe mentali, cognitive, a seconda dei contesti d’uso di riferimento, utilizzando strategie appropriate, che sviluppa in modo esperto, cioè attraverso procedure di sviluppo di connessioni istantanee a più livelli di significato.

«Il “pensiero trasversale” è quindi il pensiero del multialfabeta. Questo pensiero rende possibile la comunicabilità tra linguaggi naturali e ambienti; consta eminentemente di procedure a rete per lo sviluppo delle interconnessioni e retroazioni tra linguaggi e ambienti; in quanto tale è ripetibile per via computazionale.» (Margiotta,1997, p.16 , corsivo nostro)

Volendo definire, in accordo con l’approccio empirico-costruttivista, la forma e le proprietà funzionali del pensiero trasversale potremmo pensare ad un reticolo dinamico di eventi interconnessi ove nessuna delle proprietà di una qualsiasi parte è fondamentale, ma ognuna di esse deriva dalle proprietà di altre parti. Ed è poi la coerenza complessiva delle loro connessioni reciproche che determina la struttura delle rete intera. All’interno di tale reticolo «olocinetico», conoscere vuol sempre dire ri-costruire l’oggetto e ri-costruire se stessi. Entro la rete, dunque, non si «colonizza» il pensiero altrui; né si può sperare di modificarlo. È invece solo «perturbando» la comunicazione in rete che si può sperare di favorire quel processo di ristrutturazione cognitiva, strategica e culturale, che è necessario per assicurare l’equivalenza se non l’equifinalità delle soglie di comunicazione tra parlanti e interlocutori. Ma guarda caso tali soglie di comunicazione nel momento in cui si attivano, non collegano soltanto i parlanti, bensì insieme, anche, apprendimenti e talenti.

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