Comunicare in Rete

17 Gennaio 2007

Cos’è l’apprendimento collaborativo?

Archiviato in: Senza categoria — Fabio Ballor @ 17:35

I.3.2 Cos’è l’apprendimento collaborativo?

Qui di seguito vengono riportate alcune definizioni di apprendimento collaborativo secondo le interpretazioni degli esponenti più noti del settore: «Un processo in cui viene enfatizzato, all’interno del gruppo, l’impegno collettivo di studenti e docenti, finalizzato al raggiungimento di nuove abilità e competenze attraverso la condivisione di informazioni e conoscenze» (Hiltz, 1994, p.19).

«Ciò che distingue le comunità collaborative dalla gran parte delle comunità è il desiderio di costruire assieme nuovi significati del mondo attraverso l’interazione con gli altri. La comunità collaborativa diventa un mezzo sia per conoscere se stessi sia per esprimere se stessi» (Slavin, 1990, p.48).

«I computer possono fornire un ambiente conversazionale in cui chi apprende può applicare conoscenza a problemi e considerare le sue azioni come eventi riusabili. Chi apprende può controllare il proprio apprendimento, apprendere da altri, sviluppare abilità metacognitive come il riflettere sulle proprie azioni. Crediamo che una costruzione collaborativa della conoscenza che coinvolga sia i docenti che gli studenti dovrebbero essere supportati da opportuni ambienti didattici. Gli ambienti collaborativi per la costruzione della conoscenza consentono a tutti i membri di una classe o di un gruppo di apprendimento di confrontare le proprie interpretazioni. Tali interpretazioni possono essere dissonanti o consonanti, ma esse riflettono la complessità naturale che definisce i domini di conoscenza più avanzati. Gli ambienti collaborativi mettono in grado coloro che apprendono di identificare e riconciliare questi diversi punti di vista al fine di risolvere problemi» (Jonassen, 1993, p.45).

Kaye (1994) ritiene che non sia facile impresa dare una definizione di apprendimento collaborativo e preferisce classificare cosa non cade sotto questo concetto. In primo luogo non rientra nell’apprendimento collaborativo un certo modello educativo tradizionale che si basa sulla trasmissione del sapere o sul trattamento dell’informazione, dove la principale attività di apprendimento è lo studio individuale e l’organizzazione dell’informazione dai libri e dalle lezioni ex cathedra. In una pratica educativa dove l’autorità e la conoscenza sono investite unicamente sul docente risulta difficoltoso usare una discussione di gruppo costruttiva come mezzo di apprendimento. E in secondo luogo Kaye esclude anche coloro che apprendono organizzati in gruppi (come in classi o gruppi in formazione) se risultano impegnati in attività di discussione o di comunicazione. A questo proposito il nostro Autore spiega che è fondamentale distinguere la comunicazione dalla collaborazione. Il motivo che sta alla base di questa distinzione consiste nel fatto che egli ritiene la comunicazione, supportata anche da strumenti tecnologici come un prerequisito necessario per un’efficace collaborazione, ma non come un elemento sufficiente. Ad esempio, un buon insegnante o un moderatore di un corso, fornito di cartelli, di diapositive, di trasparenze, può trasmettere e condividere in modo stimolante informazioni e risultare un eccellente comunicatore, ma non per questo realizza un vero e proprio ambiente di collaborazione. Slavin spiega in questo modo la differenza tra comunicazione e collaborazione:

«Molte persone ingannano solo se stesse quando pensano di lavorare con gli altri, mentre stanno solo pronunciando parole. I metodi tradizionali del discorso non catturano in nessun modo la sottigliezza, l’ampiezza, il potere e il grado di interazione necessario per un’efficace collaborazione. Le presentazioni e i modi usuali delle comunicazioni stanno alla collaborazione come i segnali di fumo stanno al cinema epico: gli sbuffi di fumo nel vento proprio non sono cosi pieni di colore e commoventi come “Via col vento”. In realtà la collaborazione richiede un coinvolgimento di ordine superiore e un approccio differente nel condividere e creare informazione» (Slavin, 1990, p.29).

Secondo Kaye, affinché si realizzi un’efficace collaborazione o cooperazione, ci deve essere una reale interdipendenza tra i membri del gruppo nella realizzazione di un compito, un impegno nel mutuo aiuto, un senso di responsabilità verso il gruppo e i suoi obiettivi; e deve essere posta attenzione alle abilità sociali e interpersonali nello sviluppo dei processi di gruppo.

«Collaborare vuol dire lavorare insieme, il che implica una condivisione di compiti, e un’esplicita intenzione di “aggiungere valore”, per creare qualcosa di nuovo o differente attraverso un processo collaborativo deliberato e strutturato con un semplice scambio di informazioni o esecuzione di istruzioni. Un’ampia definizione di apprendimento collaborativo potrebbe essere l’acquisizione da parte degli individui di conoscenze, abilità o atteggiamenti che sono il risultato di un interazione di gruppo» (Kaye, 1994, p.60).

Di conseguenza l’apprendimento collaborativo può essere circoscritto attraverso i seguenti indicatori:

1. «l’apprendimento è un processo intrinsecamente individuale» e non collettivo, che è influenzato da una varietà di fattori esterni, che includono le interazioni di gruppo e interpersonali;

2. «l’apprendimento è ad un tempo un fenomeno privato e sociale» le interazioni di gruppo e interpersonali prevedono l’uso del linguaggio (un processo sociale) nella riorganizzazione e modifica di comprensioni individuali e strutture della conoscenza;

3. «apprendere in modo cooperativo implica scambio tra pari», interazione tra uguali, una negoziazione fruttuosa di relazioni di potere all’interno del gruppo e un’intercambiabilità dei ruoli;

4. «la collaborazione implica sinergia» e assume che in qualche modo «il tutto è di più della somma delle singole parti», cosicché, l’apprendimento collaborativo ha il potenziale di produrre guadagno superiore all’apprendimento sviluppato da soli;

5. «non tutti i tentativi di apprendimento collaborativo avranno successo»: in alcuni casi la collaborazione può portare alla conformità, a perdite di tempo, mancanza di iniziativa, conflitto, incomprensioni e compromessi e i potenziali beneficiari non sempre sono realizzati;

6. «l’apprendimento collaborativo non sempre implica apprendere in un gruppo organizzato», ma significa essere capace di affidarsi ad altre persone per avere un supporto al proprio apprendimento e per dare un feedback, come e quando necessario, all’interno di un ambiente non competitivo;

7. «qualsiasi compito o processo collaborativo ha una durata definita», un inizio e una fine, e la natura delle interazioni di gruppo e i bisogni del supporto del gruppo cambieranno in questo arco di tempo.

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