Perché apprendimento collaborativo
I.3.1 Perché apprendimento collaborativo
Secondo Kaye (1994), il grande interesse per l’apprendimento collaborativo, che prevede la costruzione attiva di nuove conoscenze attraverso l’interazione di gruppi di discussione tra pari, dipende da diversi fattori: da una parte può essere rappresentato come una reazione alla visione comportamentistica, dove l’apprendimento è visto come un’attività puramente individuale. Infatti i metodi che prevedono l’interazione, tra pari sono adottati sia nei contesti scolastici, come base di attività strutturate di gruppo, sia in ambiti di educazione degli adulti e formazione e aggiornamento professionale (si pensi ai giochi di ruolo di gruppo nella formazione dei manager).
Dall’altra, invece, ci sono pressioni socioeconomiche, che favoriscono lo sviluppo di programmi flessibili di educazione, addestramento e riconversione. Un metodo per introdurre flessibilità nell’istruzione è di fornire ambienti in cui gli esperti siano consultabili attraverso una rete di comunicazione. La tendenza di molte grandi organizzazioni a passare da strutture gerarchiche a organizzazioni cellulari e reticolari, e l’enfasi crescente sull’importanza del lavoro di gruppo, sviluppano un orientamento generale positivo verso modelli di innovazione centrati sul potenziamento delle risorse umane: è in questo contesto di rinnovata attenzione al potenziale trasformativo del soggetto, in quanto attore non isolato ma partecipe dei destini di un gruppo, di un’istituzione, di un ambiente, che si sviluppano i metodi di apprendimento collaborativo.
Sul terreno della ricerca l’apprendimento collaborativo e l’apprendimento cooperativo trovano la loro genesi nelle ipotesi teoriche del paradigma poietico il quale a sua volta affonda le sue radici nel cognitivismo di seconda generazione.