La comunicazione in rete
I.2
La comunicazione in rete
«Non c’è sapere e saper fare senza saper essere, la comunicazione è la dimensione obbligatoria e ineludibile di ogni processo di formazione»
Nella storia delle tecnologie informatiche, il computer, oltre che come strumento di elaborazione dati, ha cominciato da un certo momento a presentarsi come strumento di comunicazione interpersonale. Anche se le origini di questo orientamento sono da ricercare negli anni ’60, è sul finire degli anni ’80 e nei primi anni ’90, in concomitanza anche con la diffusione di Internet e del Web che prende espansione la Computer Mediated Communication (d’ora in poi CMC), un’area di ricerca che si colloca nell’intersezione tra le teorie della comunicazione e la ricerca tecnologica sulle reti.
Che caratteristiche generali ha dunque la Comunicazione Mediata dal Computer? Dal punto di vista del contesto la CMC si caratterizza per essere un tipo di comunicazione che non avviene tra luogo e luogo, come nella formazione a distanza “classica”, ma che si propone essa stessa come luogo del suo accadere: si creano nuovi ambienti o luoghi, liberi da limiti fisici, sede di nuove forme di presenza sociale. Sul piano dell’accesso tecnico è appunto una comunicazione «mediata»: tra due o più soggetti comunicanti si interpone un’interfaccia, normalmente uno schermo. La CMC anche se si avvale, in certi casi, di una, se pur limitata, interazione visivo-acustica, è in realtà una comunicazione sempre e comunque molto strutturata, condizionata dal frame imposto dall’interfaccia. La mancanza nella comunicazione di informazioni corporee e di tutti quegli elementi para-extralinguistici che caratterizzano la comunicazione in presenza, inducono il linguaggio a una riconfigurazione, nello sforzo di farsi carico della necessità di esplicitare, attraverso la comunicazione scritta, quanto nella comunicazione diretta passa attraverso altre forme.
Queste limitazioni, paradossalmente, si dimostrano favorire una comunicazione fortemente orientata a stimolare reazioni emotive e a generare nuovi sensi di appartenenza sociale; il coinvolgimento emotivo e il forte senso di presenza sociale sono gli elementi caratterizzanti questa nuova realtà: la dimensione della «comunità». Sul versante dell’apprendimento la CMC consente al soggetto un ruolo più dinamico nella costruzione attiva della propria conoscenza, il computer si trasforma in un amplificatore della capacità comunicativa e relazionale dell’uomo. La dominante comunicazionale su base testuale comporta altresì un carattere essenzialmente «riflessivo» della comunicazione.
Particolarmente congeniale alla formazione in rete diventa la visione costruttivistica dell’apprendimento, che considera la conoscenza come un processo sociale, come sottolinea Nipper
«Non è possibile promuovere il concetto di apprendimento come processo sociale senza poter contare su adeguati supporti della comunicazione interpersonale. In questo senso noi siamo tecnologicamente pronti alla terza generazione FaD» (Nipper, 1989, p.56).
Comunicazione interpersonale che consente di realizzare la progressiva negoziazione tra gruppi di soggetti più o meno numerosi, rendendo possibile ad ogni membro del gruppo di conoscere le diverse prospettive, esperienze, stabilire possibili forme d’aiuto o cooperazione; si possono avere pertanto esperienze formative caratterizzate da una forte presenza sociale, dall’essere in rapporto agli altri, dal fatto di integrare i propri modi di affrontare i problemi con quelli altrui.
Su questa stessa scia, e rifacendosi agli studi di Piaget e Vygotskij, si muove anche Barret che sottolinea la centralità della tecnologia come ambiente per la costruzione sociale della conoscenza. Barret (1989) scrive della «società del testo» dove il fulcro è il linguaggio per scoprire e strutturare la conoscenza, a tal fine le tecnologie possono essere impiegate per sostenere la «conversazione sociale». Un ulteriore passaggio si ha con gli apporti di Lévy (1990), il cui concetto di rete e di costruzione cooperativa delle conoscenze assume una dimensione fondativa. Egli propone un’ecologia cognitiva i cui elementi fondamentali sono la comunicazione come interfacciamento e il concetto di “collettivi pensanti uomini-cose”, in cui non è più possibile fare una distinzione tra soggettività e oggettività: «cosa ne è della distinzione ben stabilita tra soggetto e oggetto della conoscenza, quando il nostro pensiero è informato fino alla base da dispositivi materiali e da collettivi sociotecnici?» (Lévy 1994, p.10). La comunicazione si presenta, allora, come un processo continuo di interfacciamento, in cui nessun messaggio si trasmette tale e quale in un conduttore neutro, ma deve superare discontinuità che lo trasformano.
Possiamo, quindi, delineare le caratteristiche principali della Comunicazione mediata dal computer nei suoi quattro aspetti principali che andremo di seguito a descrivere nel dettaglio.