Comunicare in Rete

17 Gennaio 2007

Molti a molti

Archiviato in: Senza categoria — Fabio Ballor @ 17:33

I.2.2 Molti a molti

L’altra caratteristica fondamentale dei sistemi di conferenza telematica consiste nella possibilità di supportare la comunicazione di gruppo tra più utenti. I Conferencing System mettono a disposizione delle aree accessibili a tutti i membri di un gruppo, nelle quali confluiscono i messaggi inviati da ciascun partecipante. In questo modo la comunicazione è di tipo molti a molti: ciascuno può “prendere la parola” e rivolgersi a tutti gli altri.

Utilizzando un software del tipo descritto, studenti ed insegnanti hanno a disposizione uno spazio comunicativo condiviso nel quale “incontrarsi” ed interagire. Possono costituire una classe virtuale: questo termine è qui inteso nella definizione proposta da Hiltz (1994, p.11): «La classe virtuale è un ambiente di insegnamento e apprendimento costruito attraverso un software, che supporta l’apprendimento collaborativo tra gli studenti che partecipano secondo tempi e spazi scelti da loro, attraverso una rete di computer».

L’elemento più interessante dal punto di vista didattico è che tutti hanno la possibilità di partecipare. A differenza dei mezzi di comunicazione tradizionali utilizzati nella formazione a distanza, come la radio e la televisione, in cui lo studente non ha la possibilità di prendere la parola, nella classe virtuale ogni utente può comunicare con tutti i partecipanti, formatori, tutors.

La CMC offre maggiori opportunità di partecipazione anche rispetto ad una classe reale. Mentre, infatti, in un seminario in presenza per prendere la parola bisogna aspettare il proprio turno, nella classe virtuale ciascuno può intervenire quando e quanto vuole. Harasim (1989, p.60) sostiene che, nelle condizioni di CMC, «L’insieme del tempo disponibile per ciascun partecipante è aumentato: diversamente dalla disponibilità del tempo nelle situazioni “in presenza”, che deve essere condiviso da tutti i partecipanti, il discente in rete può partecipare estendendolo a suo piacimento. In tal modo si accrescono le opportunità per il gruppo di collaborare e avere contatti interpersonali, dato che le interazioni non sono limitate al tempo con nelle interazioni in presenza».

Il dibattito non è dominato, come spesso accade in presenza, dagli insegnanti o dagli studenti più estroversi, ma tutti possono intervenire nella stessa misura.

Analisi condotte da Harasim su tre corsi on-line dell’OISE hanno dimostrato, infatti, che la maggior parte degli studenti partecipa continuativamente al dibattito, con un volume di contributi che si distribuisce equamente.

Nella classe virtuale, quindi, gli studenti divengono parte attiva del proprio processo di apprendimento e possono trarre vantaggio dall’interazione con il docente/formatore e con gli altri utenti.

Secondo Moore (1994) l’elemento più interessante consiste nel fatto che, in un sistema di conferenza telematica, gli studenti hanno la possibilità di comunicare e interagire tra loro e nello stesso tempo con il docente/formatore: ciascuno può presentare le sue idee, esperienze e conoscenze agli altri. In questo modo gli studenti hanno la possibilità di confrontare diverse prospettive sull’argomento trattato, abituandosi a considerare i problemi da diversi punti di vista.

In un ambiente del tipo descritto gli studenti imparano più l’uno dall’altro che dal materiale didattico.

Rowntree (1995, p.207) sottolinea, a questo proposito, che: «In simili comunità di apprendimento gli studenti sono liberi di apprendere sia uno dall’altro che dal materiale del corso o dall’interazione con il tutor. Che cosa essi apprendono? Certamente non è tanto il “prodotto” (es. il contenuto della materia) ma il “processo”, in particolare i processi cognitivi creativi insiti nel fornire concetti, generare critiche o espanderle, e avere la possibilità di dare una forma diversa, o abbandonarle alla luce della discussione intercorsa. L’apprendimento diventa non soltanto attivo (e questo è definito spesso come un vantaggio dell’apprendimento a distanza) ma anche interattivo».

Nella classe virtuale quindi l’apprendimento è inteso come un processo attivo basato sull’interazione tra i partecipanti.

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