Comunicare in Rete

17 Gennaio 2007

Pensiero critico

Archiviato in: Senza categoria — Fabio Ballor @ 18:01

II.2.6.4 Pensiero Critico

Strettamente corrispondente agli eventi cognitivi del modello di Henri, Garrison (1991), delinea un modello a cinque stadi di “pensiero critico” per strutturare il processo di problem solving negli adulti. Questi cinque passi includono: 1) identificazione del problema, 2) definizione del problema, 3) esplorazione del problema, 4) applicabilità del problema, 5) integrazione. Garrison argomenta che la responsività dei discenti e il controllo del proprio apprendimento è centrale nella direzione autonoma del proprio apprendimento e per il pensiero critico. Egli, inoltre, collega l’autonomia nello studio e la collaborazione come totalità del processo di pensiero critico. In un certo senso, Garrison (1992), è certo che la comprensione del nucleo centrale del pensiero critico potrà fornire un unico importante quadro concettuale per lo studio dell’educazione degli adulti.

Newman, Johnson, Webb e Cochrane (1997) uniscono i modelli di Henri e di Garrison per confrontare il pensiero critico in ambienti mediati dal computer e in presenza. Questi autori sviluppano un questionario sulla percezione degli studenti, per misurare il grado in cui la conferenza telematica aiuta a risvegliare l’interesse degli studenti sugli argomenti più importanti, ad esplorare e sviluppare nuove idee, ad accedere criticamente ai contenuti del corso e alle possibili soluzioni e, infine, per l’applicazione dei contenuti del corso alle loro situazioni di vita quotidiana. Dalla semplificazione dell’idea di Henri sulla distinzione dei processi cognitivi in “superficiali” e “profondi”, intregrando anche il modello di Garrison, Newman, Johnson, Webb e Cochrane (1996) creano un schema di codifica per le trascrizioni on line, identificando la novità e la rilevanza delle informazioni, la conoscenza e l’esperienza dello studente, la chiarezza, il collegamento di idee, la valutazione critica, l’utilità pratica e l’ampiezza della comprensione della discussione.

Mentre il pensiero critico ha luogo sicuramente in entrambi gli ambienti CMC e FTF, la loro analisi del contenuto delle interazioni rivela che la profondità del pensiero critico è più alta in ambienti CMC. Nello specifico, gli studenti che fanno uso della CMC si trovano più facilmente, per la natura stessa dello strumento CMC che “obbliga” a gestire apertamente le interazioni, a palesare informazioni (es. esperienze personali, materiali del corso, etc.), collegare tra loro idee e offrirne interpretazioni. Mentre l’ambiente FTF risulta essere più produttivo per generare nuove idee ed esplorare creativamente problemi, a differenza della CMC che ne incoraggia la valutazione e l’interpretazione di idee.

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