Comunicare in Rete

17 Gennaio 2007

Monitoraggio qualitativo

Archiviato in: Senza categoria — Fabio Ballor @ 17:38

II.2.2.2 Monitoraggio Qualitativo

Mentre la quantità delle interazioni, misurata attraverso il numero di messaggi che i soggetti si sono scambiati, è una proprietà del sistema telematico che gestisce l’impianto didattico, la qualità dell’interazione si deve determinare attraverso l’analisi specifica del contenuto dei messaggi. Soltanto l’analisi e l’interpretazione del contenuto ci consente di capire se i messaggi si riferiscono al percorso didattico, ad altri interessi o se rappresentano contributi indipendenti o a sfondo socioemotivo.

Una prima metodologia di ricerca con queste finalità è stata sviluppata da Levin, Kim e Riel nel 1990, ed è chiamata IRA (Inter-message Reference Analysis). A partire dall’analisi dei riferimenti di ciascun messaggio verso i messaggi precedenti, il metodo consiste nel definire una mappa dei contributi che indica graficamente i legami e i collegamenti tra un messaggio e l’altro, fornendo, cioè, una «misura» del livello di interazione in atto all’interno della classe virtuale. Nel modello utilizzato dalla Open University i messaggi degli studenti vengono classificati, anche sulla base di un’analisi qualitativa condotta sui contenuti, nelle seguenti categorie:

  • messaggi che si riferiscono a esperienze personali o a carattere emotivo e affettivo;
  • messaggi che si riferiscono a materiale informativo o richieste di informazioni;
  • messaggi che cercano di porre nuove problematiche e questioni aperte;
  • messaggi di sintesi della discussione;
  • messaggi che propongono nuovi argomenti di discussione.

L’analisi comparata delle tabelle risultanti dalla decodifica dei messaggi può aiutare a determinare la qualità complessiva delle interazioni in atto.

Si può considerare utile anche la metodologia di analisi delle interazioni adottata nell’ambito del progetto “Polaris”, (Trentin, 1999a). Gli elementi adottati nell’analisi della messaggistica tra i corsisti sono:

  • numero degli interventi prodotti dai singoli studenti; il grado e le caratteristiche di interattività degli interventi stessi;
  • grado di «copertura» degli argomenti posti in discussione (pertinenza degli interventi);
  • grado di «approfondimento» degli interventi posti in discussione (granularità degli interventi).

Simoff (2000) introduce ulteriori elementi di analisi qualitativa proponendo una griglia basata su tre forme di categorizzazione dei contenuti della discussione. Una prima categoria riguarda la «dimensione» della discussione, dove si individuano cinque atteggiamenti salienti:

  • l’affermare e il porre istanze e argomenti da discutere;
  • l’ inclinazione a conformarsi o a rifiutare una forma di autorità;
  • la tendenza a contrapporsi, discutere o argomentare in modo più o meno critico;
  • la tendenza a esprimere atteggiamenti di solidarietà o di carattere relazionale in genere;
  • la predisposizione all’azione e al raggiungimento di obiettivi precisi.

Una seconda categoria punta ad individuare le caratteristiche del “management” della comunicazione in sé, distinguendo in particolare la comunicazione formale da quella informale. La terza categoria affronta il problema del contributo e del «taglio» dei messaggi in senso stretto, individuando alcune caratteristiche tipologie comunicative:

  • socio-emozionale;
  • concettuale;
  • finalizzata (task oriented).

Simoff suggerisce, infine, di analizzare attraverso questa griglia l’evoluzione nel tempo di una comunità virtuale, in modo da provare a capire effettivamente quello che sta accadendo.

Partendo da presupposti analoghi, altri autori cercano di rappresentare non tanto l’andamento della discussione quanto il flusso delle interazioni, in atto all’interno dello spazio virtuale della rete tra gli attori che ne fanno parte. Questi modelli, molto usati per analizzare le dinamiche relazionali all’interno delle reti con implicazioni sociali o per evidenziare come si modificano i rapporti tra i componenti di un’organizzazione in presenza di infrastrutture comunicative diverse, si basano sulla decodifica dei contenuti dei messaggi e sulla visualizzazione grafica della ragnatela di relazioni che i contenuti lasciano presupporre. Si presuppone, ovviamente, che il costituirsi di una rete sociale molto fitta costituisca un valore aggiunto in un’esperienza formativa e generi un indotto positivo in termini di qualità dell’apprendimento.

Oggetto di analisi specifiche è, infine, sempre più spesso la valutazione della efficacia didattico/formativo complessiva delle interazioni collaborative che si instaurano all’interno della classe virtuale. Della problematica si sono occupati vari autori, a cominciare da Barreau (1994) fino a Borden e Perkins (1999). Le ricerche non si sono interessate esclusivamente al monitoraggio delle dinamiche tra gli attori e all’analisi delle stesse al fine di rendere più agevole il lavoro del tutor o dei moderatori delle discussioni, quanto ad analisi il cui scopo è stato quello di verificare se effettivamente lo sviluppo di uno spirito collaborativo all’interno del «gruppo che apprende» si traduce in un incremento della qualità dell’apprendimento nel suo complesso.

Ed è appunto ciò che cercheremo di analizzare passando allo studio di un caso concreto come “S.T.R.A.DA.”.

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