Replicabilità
II.2.7.3 Replicabilità
La replicabilità di uno schema di codifica può essere visto come un continuum, da una parte vi è la stabilità di codifica (un correttore raggiunge gli stessi risultati in una diversa analisi fatta dallo stesso), e l’affidabilità interna (due o più correttori trovano accordo tra loro), dall’altra la replicabilità (la possibilità per vari e distinti gruppi di ricercatori ad applicare lo stesso schema di codifica). Quindi in definitiva che lo schema di codifica è replicabile. Lo schema di codifica alla base per molti tentativi di replica è quello di Henri (1992). Benché, ogni volta che il suo protocollo è sia stato usato, esso è stato criticato e modificato o abbandonato. (Bullen, 1998; Gunawardena, Anderson e Lowe, 1997; Hara, Bonk e Angeli, 2000; Howell-Richardson e Mellar, 1996; Kanuka e Anderson, 1998; Newman, Webb, e Cochrane, 1995). In realtà la procedura di Henri ha attirato a sé molte critiche e, paradossalmente, molti complimenti, da quando i ricercatori hanno esplicitamente modellato sopra gli enunciati di Henri le proprie ipotesi. Nessun altro modello è stato utilizzato come tentativo di replicazione, perciò nessun altro schema/modello ha attirato altrettante significative critiche. L’affidabilità, applicata ad uno schema di codifica da ricercatori che non sono stati impegnati nella sua creazione, dovrebbe essere una attestazione molto convincente della sua efficacia. Newman, Webb, e Cochrane (1995) concludono il loro studio con un invito ad altri ricercatori ad applicare e migliorare il loro protocollo, allo stesso modo Howell-Richardson e Mellar (1996) suggeriscono che la validità del loro metodo “[…] è una questione empirica”. Insieme a queste affermazioni essi invitano a provare il loro metodo in pratica.